AgrigentoWeb.it - Thursday 04 October 2007
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Fastweb
giovedì 4 ottobre 2007
mercoledì 3 ottobre 2007
Mastella si difende: ridiscutiamo la Gozzini da Il Giornale del 3 ottobre 2007
«Vedo che dal punto di vista mediatico ci sono pruriti e sollecitazioni» per quanto riguarda l’arresto dell'ex bierre rapinatore, ergastolano in semilibertà, Cristoforo Piancone. E sulla legge Gozzini. Clemente Mastella, ministro della Giustizia, non ci sta ad essere ancora una volta al centro delle polemiche e contrattacca. «Si discuta con serenità e le forze politiche aprano un dibattito sul piano parlamentare. Ritengono che la Gozzini vada ancora bene o vada cambiata? Io partecipo al dibattito, lo promuovo, ma non sono quello che stabilisce se cambiare la legge oppure no».
Poi il Guardasigilli denuncia di essersi «un pò rotto le scatole» di essere ritenuto responsabile per ogni problema che deriva da leggi che regolano la giustizia. «Vedo che finanche la Gozzini è caricata su di me - ha detto intervenendo ad un convegno su sicurezza, giustizia e diplomazia - ma mi sono un pò rotto le scatole. Io ho sempre rischiato in prima persona, ma se qualcuno pensa che io sia San Sebastiano, si sbaglia. Io - ha insistito il Guardasigilli - sono come San Clemente, a cui veniva legata una pietra al collo e, buttato a mare, riemergeva però sempre. Mi dispiace per gli altri, ma io sono un pò così».
Insomma, «vale ancora la Gozzini - si è chiesto il ministro - io sono pronto a discutere. Il Paese vuole chiudere, come è apparso in alcune circostanze, con chi aveva intentato guerra allo Stato e oggi, in larghissima misura, forse ritiene di rinfoderare la spada oppure no? Vogliamo che il Paese dia pene più severe? Io personalmente - ha concluso Mastella - penso che la repressione di per sé non garantisca la sicurezza».
Caselli: polmiche giuste, ma io difendo i giudici «Le polemiche sono inevitabili e giuste, guai che non ci fossero. Ma trovo ingiusto prendere a pretesto il caso Piancone per scagliarsi contro la magistratura». Sulla vicenda di Cristoforo Piancone interviene anche il Procuratore generale di Torino Giancarlo Caselli. Intervistato da Radio Città Futura, il magistrato riconosce come inevitabili le polemiche, ma ricorda che la magistratura oggi sotto accusa è «anche quella che le Br ha contribuito a sconfiggerle, lavorando duro insieme a poliziotti e carabinieri». «Non si può non interrogarsi su cosa è successo - afferma Caselli - quando una persona condannata per un grave delitto nel momento in cui gode di questi benefici commette un altro delitto. A maggior ragione se tutto questo si intreccia con la sacrosanta rabbia dei parenti delle vittime e con la crescente paura ed incertezza dei cittadini. Però bisogna tenere fermi alcuni punti, prima di tutto non generalizzare». «Il caso Piancone è un caso grave, che fa giustamente scandalo perché è un fatto molto negativo. Ma ricordiamoci quei tanti casi di benefici concessi a condannati che non tornano a delinquere, che anzi grazie ai benefici vengono reinseriti con ricadute positive sulla sicurezza della collettività», aggiunge Caselli che poi sottolinea la difficoltà del compito del magistrato di sorveglianza: «È un mestiere difficilissimo, il mestiere piu difficile che esista all’interno della magistratura. Si tratta di prevedere se chi ha già commesso delitti sarà capace di non commetterne più».
Redazione
Il br aveva l'ergastolo. Perché libero? da Il Giornale del 3 ottobre 2007
Un ex Br a piede libero rapina una banca ma viene fermato mentre tenta la fuga. E nelle indagini si fa largo il sospetto che il colpo fosse destinato all’autofinanziamento di attività terroristiche. A finire in manette è Cristoforo Piancone, 57 anni, ex componente della direzione strategica delle Br, uno dei «prigionieri comunisti» di cui i carcerieri di Moro chiesero la liberazione. Mai pentito, mai dissociato, Piancone nel luglio ’83 fu condannato all’ergastolo per aver partecipato a sei omicidi, tra cui quelli di tre poliziotti e del vicedirettore della Stampa, Carlo Casalegno, e a due tentati omicidi. A Torino sul banco degli imputati con lui c’erano tra gli altri Valerio Morucci, Mario Moretti, Nadia Ponti, Lauro Azzolini e Franco Bonisoli.
Ma dall’aprile del 2004 Cristoforo Piancone era uscito dal carcere, grazie all’irreprensibile condotta tenuta dietro le sbarre, e nonostante una precedente revoca della misura alternativa. Lunedì pomeriggio, a Siena, Piancone fa irruzione, insieme a un complice (ma per l’antiterrorismo il commando era formato da quattro banditi), nella sede centrale del Monte dei Paschi, in via Banchi di Sopra. Con il volto coperto e armato di pistola, l’ex terrorista si fa consegnare 177mila euro e si allontana con l’altro malvivente a bordo di uno scooter, minacciando un agente fuori servizio che tenta di fermarli fuori dalla banca, e dopo un po’ scende dal motorino per proseguire la fuga a piedi. Individuato dalla polizia Piancone, tenta di aprire il fuoco contro gli agenti, ma la sua arma si inceppa. L’ex terrorista viene arrestato e il bottino recuperato, insieme alle quattro pistole che l’irriducibile aveva con sé, una delle quali sottratta a un vigile urbano di Piacenza, mentre lo scooter era stato rubato a Massa Carrara e forse utilizzato in altre rapine.
In questura, l’ex Br, che in serata sarebbe dovuto rientrare nel carcere di Vercelli, non ha fornito le proprie generalità, agevolando la fuga dei complici, poiché non si è subito messa in moto la macchina dell’antiterrorismo. Ma è stato identificato in due ore grazie alle impronte digitali. Inevitabile, una volta accertata la sua identità, indagare su un movente «politico» del colpo. L’Ucigos ha ripreso in mano il fascicolo di una rapina a un ufficio postale di Siena, avvenuta il 2 dicembre del ’99. A portarsi via mezzo miliardo, in quell’occasione, furono Mario Galesi, Nadia Desdemona Lioce e Cinzia Banelli, per finanziare le nuove Br-Pcc, come ha raccontato proprio la «pentita» Banelli ai magistrati romani nel 2004. E i tantissimi punti in comune tra quella rapina e il fallito colpo di lunedì (tra questi la fuga in motorino) fanno prendere in seria considerazione la possibilità che il colpo di Piancone e dei suoi complici sia di autofinanziamento per una nuova formazione della galassia eversiva, costituita dai cosiddetti «raccordi» tra i brigatisti di ultima generazione e la vecchia guardia.
Anche l’aver nascosto la propria identità al momento dell’arresto, senza dichiararsi prigioniero politico, per gli investigatori potrebbe rappresentare una nuova strategia, scelta da Piancone per coprire la fuga dei complici. Tra l’altro uno dei tre ricercati sarebbe una persona già nota alla giustizia. Il suo nome sarebbe emerso, sia pure marginalmente, anche nel corse delle indagini per l’omicidio di Marco Biagi. Si sospetta, inoltre, che la banda abbia potuto contare su una talpa all’interno della banca, che spiegherebbe la scelta di un obiettivo logisticamente poco invitante, anche per la presenza in quell’area della città di molte aree inibite al traffico. È la seconda volta che Piancone perde la semilibertà. Il 4 maggio del ’98, all’Esselunga di Alessandria, l’uomo aveva cercato di fuggire senza pagare, spintonando due cassieri, dopo aver prelevato dagli scaffali due paia di mutande, una confezione di pastiglie dietetiche e due di chewing gum. Fu arrestato per rapina impropria, condannato a due anni, e tornò dietro le sbarre. Ma sei anni dopo il tribunale di sorveglianza di Torino gli ha concesso nuovamente di uscire dal carcere. Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica