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lunedì 30 agosto 2010

Primo post con BlogPress

Primo post di prova, senza poter inserire foto perché crasha!


- Scritto utilizzando BlogPress per iPhone 4

giovedì 22 aprile 2010

Sim disattivate: ancora AgCom contro H3G

Fonte http://www.mondo3.com/3-italia/2010-01-20-sim-disattivateagcom-contro-h3g.html

Ancora nuove delibere di contenzioso utente-operatore definite in Agcom nei mesi scorsi e inerenti le famose disattivazioni attuate da 3 Italia il 20 luglio 2007. Per la precisione si tratta delle delibere 26/09/CIR e 38/09/CIR pubblicate di recente.
Ormai è consolidato l’orientamento dell’Autorità che condanna il comportamento del gestore ovvero la disattivazione dell’utenza senza aver garantito all’utente il 13° mese in ricezione (Condizioni Generali di Abbonamento valide per le sim ricaricabili attivate fino al 15 maggio 2006).

Nella delibera 26/09/CIR Agcom ha ordinato all’operatore:

  1. Riaccredito dell’intero credito residuo pari a 780,00 € su nuova utenza da attivare o su quella eventualmente già attiva con lo stesso numero di utenza.
  2. Per l’illegittima disattivazione, indennizzo di 6 euro al giorno moltiplicato per il numero totale dei giorni di disattivazione dal 20/07/2007 alla data di presentazione dell’istanza all’ AgCom per un totale di 244 giorni pari a 1.464,00 € somma maggiorata degli interessi legali.
  3. Spese di procedura di 50,00

Nell’analoga delibera 38/09/CIR Agcom ha inoltre riportato altri elementi che censurano il comportamento del gestore, in particolare:

Al riguardo, si deve evidenziare che la società H3G S.p.A. non ha addotto alcuna giustificazione in ordine all’assenza di informativa, sollevata dalla parte istante in sede di udienza, secondo cui “l’utente non ha potuto conoscere la data di scadenza della propria scheda ricaricabile H3G, ovvero la data di scadenza del termine dei 13 mesi dall’ultima ricarica effettuata, in quanto allo stato attuale è possibile visualizzare, tramite l’area clienti 133, lo storico delle ricariche effettuate solo negli ultimi sei mesi ma non è possibile verificare la data di scadenza delle USIM”.
D’altronde va altresì tenuto presente che l’operatore non ha preavvisato il cliente dell’imminente disattivazione neanche attraverso modalità alternative.

Inoltre viene evidenziata la scorretta gestione del reclamo dell’utente:
Infine si deve evidenziare la condotta negligente della società H3G S.p.A., tradotta in concreto nella scorretta gestione del cliente, in quanto a fronte del reclamo inoltrato in data 30 luglio 2007 mediante invio di raccomandata A.R., ricevuta dalla predetta Società in data 10 agosto 2007, come attestato dal timbro postale apposto sull’avviso di ricevimento, prodotto in copia agli atti, la società non ha fornito alcun riscontro. Al riguardo, poiché il disposto dell’art. 25, commi 1 e 2, delle Condizioni Generali di Contratto (nonché dell’art. 8, comma 4, della delibera 179/03/CSP) prevede che la risposta al reclamo deve essere motivata e fornita entro 45 giorni dal ricevimento della richiesta, in forma scritta nei casi di rigetto, consegue che il sig. XXX ha diritto ad un indennizzo per la mancata risposta ricevuta.


Agcom ha ordinato quindi all’operatore:

  1. Riaccredito dell’intero credito residuo pari a 3.750,00 € su nuova utenza da attivare o su quella eventualmente già attiva con lo stesso numero di utenza.
  2. Per l’illegittima disattivazione, indennizzo di 6 euro al giorno moltiplicato per il numero totale dei giorni di disattivazione dal 20/07/2007 alla data di presentazione dell’istanza all’ AgCom per un totale di 569 giorni pari a 3.414,00 € (somma maggiorata degli interessi legali).
  3. Per la mancata risposta al reclamo, indennizzo di 3.822,00 € (somma maggiorata degli interessi legali) calcolato secondo il parametro della Carta dei Servizi di H3G S.p.A. (6 euro pro die), da moltiplicare per n.637 giorni intercorrenti tra il 25 settembre 2007 compreso (scaduti i 45 giorni utili per fornire risposta scritta al reclamo ricevuto il 10 agosto 2007) e il 23 giugno 2009, data dell’udienza di discussione della controversia.
  4. Spese di procedura di 150,00 €.
Pubblicato da Massimo Venturini il 20 gennaio 2010 su http://www.mondo3.com/3-italia/2010-01-20-sim-disattivateagcom-contro-h3g.html

venerdì 5 marzo 2010

Il solito spreco!

da perlacitta.it

040120101341di Nicola Bilello

Nei giorni precedenti le vacanze natalizie operai comunali hanno rimesso a nuovo qualche aiuola cittadina, come quella tra via Imera e la via XXV Aprile. Hanno ripulito il terreno e posizionato come base dei legni colorati, con gradazioni cromatiche adatte anche al periodo di festa.
Hanno anche ricolorato i cordoli di pietra di bianco e nero.
Sono stati quindi ritrovati i fusti di ducotone bianco smarriti anni fa, quelli che servivano, e ancora servono, per dipingere la segnaletica orizzontale di tutta la città, che manca ovunque delle linee di mezzeria.
In un articolo di qualche mese fa avevamo proposto un concorso per chiunque avesse trovato ad Agrigento almeno 500 metri consecutivi di manto stradale con le linee di mezzeria: ancora nessun vincitore!
Come si sa, nei magazzini del Comune di Agrigento c’è posto per le vernici di tutti i colori, tranne per il bianco.
C’è tanto blu per dipingere le aree di sosta a pagamento, sempre ben in vista!
C’è molto giallo per le zone taxi e autobus.
Tempo fa c’era anche tanto rosso da farci anche la metà delle strisce pedonali che solitamente è appannaggio del nero.
Il nero non utilizzato in quella occasione è stato tirato fuori nei giorni scorsi per i cordoli della rotonda di via Imera-Via XXV Aprile.
Qualcuno ha pensato che la vernice bianca servisse a poco, quindi meglio sprecarla che metterla in magazzino: sono stati dipinti tutti gli intervalli tra gli spazi neri dei cordoli, per poi ridipingere quelli delle aiuole di giallo.
Noi non vogliamo giudicare il risultato estetico (visibile in foto), per questo ci vorrebbe un consulente di immagine, ma sottolineare lo spreco di risorse pubbliche, che potrebbero essere utilizzate in maniera sicuramente più utile! Lo spreco sottolineato è riferito al doppio strato di colore, prima bianco e poi giallo, per arrivare al risultato finale.
Forse per risalire qualche posizione della classifica del Sole24Ore, che ci vede all’ultimo posto, sarebbe utile anche una segnaletica stradale orizzontale da paese civile!
Se l’Amministrazione non dovesse provvedere al più presto, proporremo una soluzione alternativa!

Nicola Bilello

1° Trofeo di Gimkana Slalom “Città di Agrigento”

da perlacitta.it

tombino2di Nicola Bilello

Il Comune di Agrigento, con il patrocinio dell’Anas, organizza il primo trofeo di slalom per scooteristi. La manifestazione si svolgerà il mese prossimo e, come succede per il famoso gran premio di Formula 1 di Montecarlo, si terrà su un circuito cittadino.

Teatro di questa importante iniziativa sarà la via Unità d’Italia, che collega il quartiere di San Giusippuzzu alla Contrada San Benedetto.

Il Sindaco ha scelto volontariamente questa zona della città, per non gravare sulle casse comunali; infatti, non sarà necessario intervenire per la modifica del percorso, basterà inserire un paletto con una bandierina per ogni buca e/o per ogni tombino.

Chi vorrà esercitarsi, potrà farlo quotidianamente per arrivare pronto alla gara, ci vorrà solo un po’ di fantasia: immaginare che ad ogni tombino corrisponda una bandierina ed evitarla, anche per non causare troppi danni al proprio mezzo.

Scherzi a parte, anche se c’è poco da scherzare, naturalmente la nostra è solo una provocazione, per portare in rilievo i gravi problemi che viviamo giornalmente percorrendo le vie della nostra città, sia in auto sia in moto.

Le strade di Agrigento, a parte poche eccezioni, sono in condizioni pessime: buche, asfalto che cede, tombini in quantità industriale in mezzo alle corsie, segnaletica orizzontale che manca quasi dappertutto.

A voler essere provocatori, tutti gli agrigentini potrebbero richiede un diploma di geometra “honoris causa”.

Motivazione? “Per aver quotidianamente immaginato e diviso a metà tutte le strade della città, in assenza della linea di divisione della carreggiata, che in tutto il mondo divide la sede stradale in corsie. In tutto il mondo, meno che ad Agrigento!”.

Da bravi “geometri” i giurgintani misurano “a occhio” qual è la metà a loro spettante e la percorrono senza mai superare la “linea immaginaria” di mezzeria!

Si potrebbe, visto che ci siamo, fare un concorso a premi: vince il primo agrigentino che riesce a trovare almeno 500 metri consecutivi di via cittadina con segnaletica orizzontale.

Qualche anno fa, mi sorpresi guardando la trasmissione “Striscia la notizia”, visto che alcuni cittadini di un paesino in provincia di Padova chiamarono le telecamere del programma di denuncia per eccellenza, per mostrare a tutti le condizioni “disastrate” delle loro strade. Mi sorprese il loro grado di indignazione per una situazione che da noi è praticamente normale. E capii, solo allora, che noi siciliani abbiamo il territorio che ci meritiamo. Dovremmo inondare quotidianamente i mass media delle nostre lamentele e, invece, facciamo spallucce e tiriamo avanti.

Ci siamo praticamente abituati a tutto ciò che non è normale.

E’ normale avere una via Imera con auto perennemente parcheggiate in doppia fila.

E’ normale che al Viale della Vittoria, in concomitanza con l’uscita dalla scuola, le auto siano parcheggiate in terza e quarta fila, cioè ferme con “le quattro frecce” al centro della sede stradale.

E’ normale che in Piazzetta San Calogero esista un divieto di transito che viene quotidianamente ignorato. Forse gli agrigentini non hanno capito che se non si può “transitare” non si può nemmeno “parcheggiare”.

Anche qui, la lista potrebbe essere lunga…

E’ vero che negli ultimi mesi i vigili urbani controllano di più il territorio, che sono più presenti, ma c’è ancora tanto da fare, per scalare le classifiche che ogni anno, non solo sul Sole24Ore, ci vedono nelle ultime posizioni!

Nicola Bilello

venerdì 6 novembre 2009

"Ma io difendo quella croce" di Marco Travaglio

Ma io difendo quella croce - Articoli | l'AnteFatto | Il Cannocchiale blog
Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.

Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.

Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare).

Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).

Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci - a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.

Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli.

A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

da Il Fatto Quotidiano n°38 del 5 novembre 2009 - Marco Travaglio

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