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venerdì 8 marzo 2013

Grillo contro "L'Espresso": il resort non esiste


Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/articoli/1085122/grillo-contro-lespresso-il-resort-non-esiste.shtml
Beppe Grillo sul suo blog va all'attacco de "L'Espresso". Dopo che il settimanale aveva posto dubbi su alcuni investimenti in Costa Rica di Walter Vezzoli, l'autista del leader del M5S, il comico genovese pubblica un post in cui viene riportata un'intervista a Vezzoli, che nega l'esistenza del resort citato da "L'espresso". L'autista si difende: "I giornali mi indicano come l'uomo delle società anonime all'estero, ma io in Costa Rica vivevo".
Il titolo del post in cui Grillo riporta le dichiarazioni fatte da Vezzoli a "Il Fatto Quotidiano" s'intitola: "L'autista, la cognata e l'ingegnere", facendo così il verso a "L'Espresso". Il blog attacca poi il settimanale con un fotomontaggio della copertina: al posto di Grillo, presente nell'originale, c'è l'immagine dell'ingegnere De Benedetti.

In uno stralcio dell'intervista all'autista si legge: "Una premessa: l'articolo parla di un resort che non esiste e che non doveva neppure esistere. Il mio sogno era quello di creare 30 abitazioni autosufficienti dal punto di vista energetico, con depuratori che riciclassero l'acqua piovana, pannelli solari. Le pale eoliche. Un sogno. Solo che non ho mai trovato gli investimenti e quindi il villaggio è rimasto sulle scartoffie di società aperte e chiuse".

Grillo, infine, si rivolge direttamente ai giornalisti de "L'Espresso", con un imperativo: "Consultare Wikipedia e scoprire che per società anonima (Sociedad Anonima, abbreviazione: S.A.), in Costa Rica e in quasi tutti i Paesi del mondo in cui si parla spagnolo, si intende quella che in italiano viene comunemente denominata Società per Azioni".

Dalle Stelle, allo stallo!


Fonte: http://ilpensatore.wordpress.com/2013/03/04/dalle-stelle-allo-stallo/
Diciamoci la verità: nemmeno Grillo si aspettava di vincere queste elezioni.
Il ruolo che aveva previsto per sè e il suo Movimento all’interno del Palazzo, era quello dell’antagonista o, se vogliamo, del controllore, in perfetta continuità con quello che aveva predicato già nelle piazze.
Ritrovarsi tra le mani circa il 25% dei consensi a livello nazionale e un battaglione di 163 tra deputati e senatori, in un contesto di stallo totale, ha stravolto tutto, perchè lo ha messo esattamente al centro della scena.
Ma soprattutto, ha fatto sì che di fronte all’opinione pubblica finissero i loro nuovi beniamini: cittadini comuni.
Gente semplice.
Troppo semplice.
Praticamente, degli incompetenti.
Completamente sottomessi al loro credo (la Rete) e ai loro leader spirituali (Grillo-Casaleggio).
Degli Anonimous in tutti i sensi.
Così, dopo 20 anni di Berlusconi, chi si aspettava di vedere accreditato il partito-apparato, ha visto trasmigrare gli italiani dal “partito di plastica” verso il “partito-setta” non-fondato da un comico.
Un vero schiaffo a chi ha sempre criticato il modello leaderista del Cavaliere (che invece di disintegrarsi, si è moltiplicato).
A differenza di Forza Italia e dell’attuale PdL, però, in cui l’elettore poteva riconoscere una storia o individuare i confini di un modello sociale, il Movimento a 5 Stelle è un inno alla spersonalizzazione: non ci sono più nè destra nè sinistra. Il contenitore si presta ad essere riempito da qualunque idea buchi “la Rete” e raccolga consensi sul web.
Chiunque insomma può farne parte, a patto che entrando si spogli del proprio “io”, per abbracciare quello del Movimento, fidandosi ed affidandosi alle strategie studiate dal ticket Grillo-Casaleggio.
E chiunque può appoggiarlo, perchè il minimo comune denominatore è l’antipolitica, la delusione, la protesta……..e tutti quelli a cui girano un po’ le palle sono i benvenuti!
Passata l’euforia per la novità, però, c’è da porsi alcune domande.
Cosa succederà nei prossimi giorni?
Come si comporteranno i “cittadini” grillini in Parlamento?
Le poche parole che fino ad ora gli abbiamo sentito dire sono state una sorta di mantra: “voteremo caso per caso”. Che tradotto è da intendersi come: “non ne abbiamo assolutamente idea; aspettiamo che ce lo dicano”.
E se il buongiorno si vede dal mattino…
La mia personalissima sensazione è che il Movimento 5 Stelle sia un esperimento politico e sociologico destinato ad essere riassorbito non appena sarà possibile per tutti constatare l’impossibilità di fare politica continuando a dichiararsi un “non-partito” e privandosi di una struttura minima e minimamente democratica. Perchè è inutile fare le primarie per scegliere i parlamentari, se poi tutto resta nelle mani di Grillo e di Casaleggio. A cominciare dalle regole contenute nel “non-statuto” e quelle “comportamentali” per i neo eletti!
Come per ogni rivoluzione, comunque, il punto debole sarà la coerenza interna: Orwell ne fece il punto focale di uno dei suoi libri (La fattoria degli animali). La difficoltà per il Movimento, poi, sarà doppia: non solo per il sistema apicale con cui si presenta, ma anche per le anime ideologiche così diverse che lo compongono e non sappiamo fino a che punto resteranno latenti.
Ormai non manca molto: alla prova dei fatti, tutti potremo farci un’idea più completa della situazione.
Nel frattempo, non resta che fare un grosso in bocca al lupo alla nostra povera Italia!

lunedì 24 settembre 2007

Tutti ne parlano, ma nessuno lo invita!

Dall'8 settembre scorso in tutte le trasmissioni di approfondimento, culturale o politico, non si fa altro che parlare del V-Day e di Beppe Grillo.
Si mandano in onda servizi, riprese della manifestazione bolognese, interviste al comico genovese regisstrate prima e dopo il suo intervento sul palco...
Tutti gli intervenuti sono invitati a sviscerare il Grillo-pensiero, cosa vuole dire, a chi e' rivolto il suo messaggio, eccetera.
Tutti ne parlano, ma nessuno lo invita in diretta in trasmissione!
Potrebbero togliersi tutte le curiosita' chiedendo al diretto interessato.
Paolo Bonolis ha intervistato Donato Bilancia, il killer dei treni.
Altri lo hanno fatto con Anna Maria Franzoni, condannata anche in appello per l'omicidio del figlioletto (non sono giustizialista, anzi leggendo l'arringa del difensore Avv. Carlo Taormina, sono convinto del contrario: meglio un colpevole fuori che un innocente in carcere).
Altri ancora hanno fatto lo scoop per intervistare Tommaso Buscetta.
Saverio Lodato ha pubblicato un libro con l'intervista a Giovanni Brusca.
L'elenco potrebbe essere immenso...
Come mai nessuno ha il coraggio di farlo con Beppe Grillo, in fondo non ha ancora ucciso nessuno.
Nicola

dal Blog di Beppe Grillo - I partiti e i condannati - 23 settembre 2007

24 condannati in via definitiva ci rappresentano. Nessuno di loro, dopo l’otto settembre, ha fatto un passo indietro. Si è dimesso. Chi lo avesse fatto sarebbe diventato un eroe, il precursore di una nuova politica. Che ha radici in parole dimenticate: morale, etica, giustizia. Che si ispira a servitori dello Stato come Ambrosoli, Borsellino, Falcone, Livatino, Chinnici, Dalla Chiesa.
Ci sono state altre stagioni della politica, migliori di questa. Vi immaginate Moro, Berlinguer, De Gasperi eletti in Parlamento condannati per estorsione, banda armata o tangenti?
Ho gridato che bisogna distruggere i partiti. Quelli che rappresentano gruppi di potere e appetiti forti. Lontani dai cittadini, ma vicino alle municipalizzate e alle banche, ad appalti e inceneritori.
Chi ha eletto i magnifici 24? I segretari di partito, non i cittadini a cui è stato negato il voto di preferenza con un piccolo golpe. Una dozzina di persone ha deciso per tutti.
Si chiama oligarchia, non democrazia.
Se i condannati sono l’effetto, le cause sono i capi dei partiti e per questo vanno giudicati.
Berlusconi è primo assoluto con 10 condannati netti, il 40% del totale.
Seguono distaccati Bossi con 3 condannati e, a pari merito, Casini e Fini con 2 condannati.
Vi è infine un gruppone formato da RNP, PRI, Nuovo Psi, Margherita, DS, Dc-Psi e PRC con 1 condannato.
Il capo azienda di Forza Italia ha detto che i suoi elettori mi considerano la peggiore costola della sinistra. Non mi offendo. Mi hanno dato del fascista, di uno di sinistra che parla con un linguaggio di destra, del neo qualunquista, del delinquente, del terrorista. Mi metta dove gli pare.
Alle prossime elezioni aumenti però i condannati nella sua lista, li porti al 100%. Tra amici e conoscenti dovrebbe farcela.
Beppe Grillo

domenica 23 settembre 2007

dal Blog del Sen. Clemente Mastella - Grillo? Un delinquente senza cuore

Nel suo blog Grillo continua ad attaccarmi. Prima voleva garantire assistenza legale ai parenti vittime di assassini usciti grazie all'indulto e trasformatisi in belve feroci. Poi ha deciso di raccogliere queste sofferenze in un libro bianco.
Per me Grillo è un delinquente senza cuore. Come definire chi si propone di strumentalizzare il dolore ultragiustificabile di chi ha perso amici, affetti, parenti per omicidi terribili attribuendo la responsabilità di quel dolore all'indulto? Come se l'indulto stesso fosse la causa di un omicidio, come se chi ha votato in Parlamento il provvedimento possa essere corresponsabile dell'omicidio in questione. Un assassino è tale, indulto o non indulto.
Per me Grillo è un ignorante costituzionale. Come definire chi finge o fa finta di non sapere che a proporre l'indulto è stato tutto il Parlamento e non solo il ministro della Giustizia?. Io ritengo che il provvedimento sia stato giusto e non scarico certo la responsabilità sugli altri. Ma la proposta è del Parlamento.
Per me Grillo non arriva alla vita di Benigni. Viva Benigni!

P.s. Mi sembra chiaro ora, e non era un segreto neanche prima, che Grillo punti a una presenza politica nazionale forte. Ce la farà a fare le liste? Vedremo. Ma la politica c'entra eccome.

venerdì 14 settembre 2007

V-day after di Marco Travaglio

I nostri dipendenti stanno mettendo altra legna sul fuoco per scaldare la pentola a pressione Italia. Se Rai e Unipol sono la prima risposta del dopo V-day, aspetto con terrore le prossime. Marco Travaglio reduce dalla standing ovation di Piazza Maggiore mi scrive una lettera che mi getta nello sconforto."Caro Beppe, sono trascorsi pochissimi giorni dal V-day, e già bisognerebbe organizzarne un altro. Visto che la nostra classe politica, forse per la sua giovanissima età media, ha i riflessi pronti, la sua reazione allo tsunami di sabato è stata immediata. Veltroni e Prodi hanno piazzato Fabiano Fabiani, un giovanotto di 77 anni, nel consiglio d'amministrazione della Rai al posto del famoso berlusclone Angelo Maria Petroni. Lottizzavano gli altri, ora lottizzano loro: è il bipolarismo. Fassino, segretario di un partito ormai disciolto, onde evitare di finire sulle panchine dei giardinetti, ha chiesto a Prodi un bel rimpasto di governo per aggiungere un ministero, possibilmente per sé (richiesta che persino Prodi ha giudicato irricevibile, osservando che il suo governo, formato da 103 membri fra ministri, viceministri e sottosegretari, è già il più bulimico della storia repubblicana e andrebbe semmai un tantino ridotto). Intanto D'Alema e Fassino, sempre per rispondere all'appello della piazza per una giustizia uguale per tutti, si autoassolvono con due "memorie" smemorate sul caso Unipol, chiedendo di fatto alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera di respingere al mittente la richiesta del gip Clementina Forleo di autorizzare l'uso giudiziario delle loro telefonate con i furbetti del quartierino: quelle che dimostrano la loro partecipazione alla scalata della Bnl da parte dell'Unipol. I due sostengono di non aver commesso alcun reato, il che rientra nel loro legittimo diritto di difesa. Ma poi si allargano un po', sostenendo che i reati li ha commessi la Forleo con un'ordinanza "illegittima", perché ha scritto che D'Alema e il suo fido senatore Latorre hanno commesso aggiotaggio e insider trading senza che la Procura avesse iscritto nessuno dei due sul registro degli indagati: dunque, se sui due non c'è un'inchiesta, non si vede perché autorizzare l'uso delle loro telefonate. Ma che spiritosi: la legge Boato del 2003 stabilisce che le telefonate intercettate in cui compare la voce di un parlamentare non possono essere usate dai giudici senza il permesso del Parlamento. Dunque la Procura di Milano non poteva indagare i due parlamentari Ds in base a telefonate che, non ancora autorizzate, è come se non esistessero. Per indagarli, ha bisogno di quell'autorizzazione. Ora D'Alema risponde che l'autorizzazione non va data perché lui non è indagato. Il ragionamento (si fa per dire) ricorda un famoso romanzo umoristico, "Comma 22", in cui un pilota dell'aeronautica militare si finge pazzo per chiedere l'esonero dai voli di guerra; ma il medico gli spiega che solo i pazzi effettuano i voli di guerra, dunque lui, essendo pazzo, è adattissimo a quelle missioni. Ps: Tra i difensori di D'Alema compare anche l'avvocato Guido Rossi, lo stesso che, portando alla Procura di Milano una denuncia della banca olandese Abn Amro contro Fiorani, diede l'avvio all'inchiesta sulle scalate. Ora difende un "indagabile" in quell'inchiesta. Il suo caso ricorda un po' quello dell'avvocato Taormina, che chiese l'arresto della signora Franzoni per il delitto di Cogne, poi ne divenne il difensore e chiese l'arresto dei giudici che l'avevano arrestata. O il Rossi che difende D'Alema è Taormina travestito?"
Marco Travaglio
da www.beppegrillo.it

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