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giovedì 20 settembre 2007

Air Force Mast - Uliwood Party di Marco Travaglio - 15 settembre 2007

Mastella, il figlio Elio, un portaborse (con la giacca azzurra) assieme a due agenti di scorta raggiungono l'Ata, la zona di Linate riservata ai voli privati
La comitiva Mastella sale su un elicottero privato Agusta A 109 matricola I-STCA. L'elicottero ha i colori della Regione Lombardia perchè in passato veniva usato dalla Regione per attività di polizia, ma il contratto non è stato rinnovato. Appartiene alla società Avianord (gruppo Ferrovie Nord Milano) che gestisce un servizio di elitaxi tra Linate e l'autodromo di Monza per il Gran Premio. Non sappiamo chi lo abbia noleggiato ma risulta che sia stato usato solo per i voli di Mastella.


Per rispetto dell’istituzione, ci permettiamo di rivolgere una domanda al ministro Clemente Mastella: che cosa direbbe se in un qualunque paese del mondo un qualsiasi ministro facesse anche una sola delle cose che l'Espresso gli ha attribuito nelle ultime tre settimane? Non crede che persino lui ne chiederebbe le dimissioni? E allora perché in Italia nessuno gliele chiede, nemmeno l'opposizione? Forse perché, da quando quello spiritoso di Prodi l'ha fatto ministro della Giustizia, lo Statista di Ceppaloni ne fa e ne dice tante e tali che persino le dimissioni parrebbero un tantino riduttive.

Ricordate Gianpaolo Nuvoli, l'ex forzista che voleva impiccare Borrelli in piazza, subito imbarcato nell'Udeur e promosso direttore generale del ministero, con delega ovviamente ai diritti umani? È rimasto lì: Di Pietro chiese la sua rimozione, ma gli altri ministri preferirono rimuovere la questione. Ricordate l'indulto? Mastella giurò che sarebbero usciti in 15mila, invece uscirono 26.500 condannati definitivi, più 18mila dalle pene alternative. Totale 45mila. Lui allora rassicurò: i recidivi riarrestati sono «solo il 5%». Poi divennero «solo il 7», «solo il 9», «solo l'11», «solo il 13». L'altro giorno il ministro Santagata ha annunciato al Parlamento che sono «solo il 22,5%». Intanto Mastella chiede ai giudici la «certezza della pena», pur compatendoli perché «sono senza benzina».

Lui invece di benzina ne ha da vendere, se si pensa ai 7mila litri bruciati dall'Air Force One del governo per scarrozzarlo insieme al figlio Elio e a un paio di portaborse da Salerno a Milano, al Gran Premio di Monza per una missione delicatissima («Dovevo premiare il terzo classificato e salutare l'amico Briatore»). C'era pure Rutelli, per premiare il primo arrivato. «Motivi di sicurezza»? Difficile crederlo: gli aerei di linea sono un po' più sicuri dello yacht di Diego Della Valle, sul quale veleggiava il Ministro Granturismo quest'estate, quando un vile attentatore tagliò nottetempo gli ormeggi senza che né Mastella, dormiente sotto coperta, né la sua superscorta s'avvedessero di nulla (e sorvoliamo sull'idea balzana di colpirlo nell'unico momento in cui non fa danni, cioè nel sonno).

Anche stavolta il ministro potrebbe rispondere come fa sempre: che i giornali ce l'hanno con lui per conto dei famosi «poteri forti», senza contare Beppe Grillo. Ma se lui facesse la grazia di non fornire quotidianamente argomenti a Grillo e ai giornali, sarebbe meglio per lui, e per il governo. Di cui è uno dei ministri più importanti: quello della Giustizia. Parlare con lui di questione morale o deontologica è come chiedergli le dimissioni: inutile. Infatti pare che Prodi, imbarazzato, l'abbia invitato almeno alla «sobrietà».

Ecco: posto che non c'è alcun reato, gli pare «sobrio» il quadro tracciato dall'Espresso sui sei appartamenti acquistati da lui e famiglia a prezzi stracciati 5 dalle Generali e 1 dall'Inail che sta per vendergliene altri 2 per il partito? È vero, la famiglia e il partito sono in continua espansione. Infatti, dopo aver sistemato la sua signora alla presidenza del consiglio regionale campano e il cognato in Parlamento, Mastella s'è visto assumere il figlio Pellegrino, principe del foro di Ceppaloni, come consulente giuridico del ministero delle Attività Produttive. Tutto ciò gli pare «sobrio»?

Quanto all'Udeur, l'altro giorno ha accolto a braccia aperte il consigliere regionale della Campania ex Ds Angelo Brancaccio, arrestato ad aprile per estorsione, peculato e corruzione, interdetto dai pubblici uffici e sospeso dal Botteghino: appena uscito dal carcere e dagli arresti domiciliari, Brancaccio è entrato nell'Udeur ed è tornato in consiglio regionale, dove la presidentessa Sandrina Lonardo Mastella gli ha tributato la sua solidarietà. Brancaccio terrà compagnia a un altro consigliere Udeur, Vittorio Insigne, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa con l'accusa di essere socio dei boss dei Casalesi. Tutto ciò nel partito del ministro della Giustizia.

Capito, onorevole? Della Giu-sti-zia. Noi giornalisti siamo certamente dei cattivoni, e Grillo è ancora più cattivo di noi, raccontando quello che lei fa. Ma lei perché lo fa?

L’Unità del 15.9.2007

Comma 22 - Uliwood Party di Marco Travaglio - 19 settembre 2007

Il complotto fascio-qualunquista-plebiscitario-populista-eccetera di Grillo contro i partiti trova ogni giorno nuovi alleati nei partiti medesimi. Non bastassero le ambulanze e gli aerei di Stato usati come taxi, è in fase di decollo la famosa legge Mastella sulle intercettazioni: quella che, anziché consigliare ai politici di non telefonare ai delinquenti, vieta ai giornali di pubblicare le telefonate dei politici con i delinquenti.

Ma, siccome non c’è limite al peggio, Franco Bechis rivela su “Italia Oggi” che il testo già orrendo approvato in aprile dalla Camera sta per essere aggravato in Senato con un emendamento “anti-Forleo” dell’ex Dl Franco Manzione: quello che a luglio stava per far cadere il governo con un emendamento che riusciva financo a peggiorare l’ordinamento giudiziario Mastella). Ora Manzione merita un’altra menzione. «Lo scopo - spiega Bechis - è impedire la presentazione in Parlamento di altre richieste come quella della Forleo che possano essere usate contro deputati o senatori, a meno che prima non vengano indicati i reati per cui sono perseguiti quei parlamentari. Se non saranno indicati (e non potrebbero, visto che quei testi sono inutilizzabili senza l’ok delle Camere), l’autorizzazione non verrà concessa. O verrà concessa solo per procedere contro terzi (Consorte e Fiorani). Un bel circolo vizioso, che aggiungerebbe nuova immunità alla ricca protezione costituzionale dei parlamentari».

Se le cose stanno così, l’emendamento è direttamente ispirato al “Comma 22” di Joseph Heller: i piloti militari possono chiedere l’esonero dai voli di guerra se sono pazzi, ma chi chiede l’esonero dai voli di guerra è tutt’altro che pazzo: i pazzi sono quelli che li fanno, i voli di guerra. Qui la situazione è analoga: la legge Boato del 2003 dichiara inutilizzabili le telefonate di un indagato che parla con un parlamentare, salvo autorizzazione del Parlamento. Per usarle contro l’indagato ed eventualmente anche contro il politico suo complice, la Procura deve mandarle al Gip perché chieda il permesso alle Camere. È quel che ha fatto la Forleo con le telefonate tra i furbetti e sei politici di FI e dei Ds. La Procura l’ha avvisata di volerle usare nei confronti dei furbetti (già indagati su elementi diversi dalle telefonate) e di «altri da identificare»: cioè i parlamentari non ancora «identificati» ufficialmente perché le conversazioni sono inutilizzabili. Perché il Parlamento capisse, la Forleo le ha riportate, sottolineando quelle da cui emerge, «ad avviso di questa autorità giudiziaria», il «concorso nel disegno criminoso» - l’aggiotaggio dei furbetti - da parte di alcuni parlamentari. Questi si sono molto offesi («atto abnorme», «violazione di legge», «ordinanza irricevibile»): ma come, un gip ci accusa di un reato per cui la Procura non ci ha indagati?

La risposta è nella legge Boato: la Procura non li ha indagati perché non può ancora farlo: l’unica notizia di reato a loro carico emerge dalle telefonate, che però sono inutilizzabili se il Parlamento non le autorizza. Il gip, per avere il permesso, spiega per quale reato e nei confronti di chi. Ma il Parlamento risponde: se prima non indagate i parlamentari, non possiamo autorizzarvi a usare le telefonate per indagarli. Una follia. Che ora, se passa il comma Manzione, raddoppia: se il magistrato vuole chiedere di usare le telefonate anche contro i politici, deve prima formalizzare l’accusa nei loro confronti; ma, visto che la legge Boato vieta di usarle per formalizzare un’accusa, è inutile chiedere al Parlamento il permesso di usarle.

O il magistrato distrugge le bobine, o chiede al Parlamento di usarle solo contro i non-parlamentari (e resta da capire perché mai il Parlamento dovrebbe pronunciarsi sul destino processuale di chi non ne fa parte). Oggi, almeno in teoria, è ancora possibile giudicare i parlamentari per i loro reati a mezzo telefonico (pur se la Boato ha reintrodotto surrettiziamente l’autorizzazione a procedere abolita nel ’93): solo in caso di «fumus persecutionis» il Parlamento può respingere la richiesta del Gip.

Con il «comma 22», invece, i parlamentari diventano invulnerabili. Anziché autorizzare senza se e senza ma la Procura di Milano a usare le telefonate nei confronti di chiunque lo meriti, e cancellare la Boato che ha causato questo pasticciaccio brutto, il Parlamento la peggiora, mettendo nero su bianco che i giudici non devono provarci mai più. E che la legge non è uguale per tutti. Poi, naturalmente, l’«antipolitica» è colpa di Grillo.

L’Unità del 19.9.2007

Mastella... V-Day... (Vaffanculo)

Parlando di Mastella non si sa se piangere o ridere...
Non si sa se prenderlo sul serio oppure no!
Forse solo lui poteva far rimpiangere il suo predecessore, il leghista Castelli: hanno sostituito la prima e l'ultima lettera e hanno cambiato ministro.. i risultati non sono cambiati, se non in peggio!
Questo blog e' ancora all'alba, scrivo sapendo di non avere lettori.. il tutto e' in fase di test. E l'unico argomento che mi viene in mente quando devo scrivere e' Mastella: mi da sempre la possibilita' di scrivere qualcosa!
..Piu' che scrivere mi viene voglia di raccontare le varie "stronzate" che ha fatto e che, sfortunatamente, continua a fare: spero che lo spazio basti!.. Vi dico l'ultima ma non l'unica, per le altre postero', quando mi ricordero' alcuni articoli (o parte di essi) di Marco Travaglio!

E' in fase di decollo la famosa legge Mastella sulle intercettazioni: quella che, anziché consigliare ai politici di non telefonare ai delinquenti, vieta ai giornali di pubblicare le telefonate dei politici con i delinquenti. (Uliwood Party - Marco Travaglio)


venerdì 14 settembre 2007

V-day after di Marco Travaglio

I nostri dipendenti stanno mettendo altra legna sul fuoco per scaldare la pentola a pressione Italia. Se Rai e Unipol sono la prima risposta del dopo V-day, aspetto con terrore le prossime. Marco Travaglio reduce dalla standing ovation di Piazza Maggiore mi scrive una lettera che mi getta nello sconforto."Caro Beppe, sono trascorsi pochissimi giorni dal V-day, e già bisognerebbe organizzarne un altro. Visto che la nostra classe politica, forse per la sua giovanissima età media, ha i riflessi pronti, la sua reazione allo tsunami di sabato è stata immediata. Veltroni e Prodi hanno piazzato Fabiano Fabiani, un giovanotto di 77 anni, nel consiglio d'amministrazione della Rai al posto del famoso berlusclone Angelo Maria Petroni. Lottizzavano gli altri, ora lottizzano loro: è il bipolarismo. Fassino, segretario di un partito ormai disciolto, onde evitare di finire sulle panchine dei giardinetti, ha chiesto a Prodi un bel rimpasto di governo per aggiungere un ministero, possibilmente per sé (richiesta che persino Prodi ha giudicato irricevibile, osservando che il suo governo, formato da 103 membri fra ministri, viceministri e sottosegretari, è già il più bulimico della storia repubblicana e andrebbe semmai un tantino ridotto). Intanto D'Alema e Fassino, sempre per rispondere all'appello della piazza per una giustizia uguale per tutti, si autoassolvono con due "memorie" smemorate sul caso Unipol, chiedendo di fatto alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera di respingere al mittente la richiesta del gip Clementina Forleo di autorizzare l'uso giudiziario delle loro telefonate con i furbetti del quartierino: quelle che dimostrano la loro partecipazione alla scalata della Bnl da parte dell'Unipol. I due sostengono di non aver commesso alcun reato, il che rientra nel loro legittimo diritto di difesa. Ma poi si allargano un po', sostenendo che i reati li ha commessi la Forleo con un'ordinanza "illegittima", perché ha scritto che D'Alema e il suo fido senatore Latorre hanno commesso aggiotaggio e insider trading senza che la Procura avesse iscritto nessuno dei due sul registro degli indagati: dunque, se sui due non c'è un'inchiesta, non si vede perché autorizzare l'uso delle loro telefonate. Ma che spiritosi: la legge Boato del 2003 stabilisce che le telefonate intercettate in cui compare la voce di un parlamentare non possono essere usate dai giudici senza il permesso del Parlamento. Dunque la Procura di Milano non poteva indagare i due parlamentari Ds in base a telefonate che, non ancora autorizzate, è come se non esistessero. Per indagarli, ha bisogno di quell'autorizzazione. Ora D'Alema risponde che l'autorizzazione non va data perché lui non è indagato. Il ragionamento (si fa per dire) ricorda un famoso romanzo umoristico, "Comma 22", in cui un pilota dell'aeronautica militare si finge pazzo per chiedere l'esonero dai voli di guerra; ma il medico gli spiega che solo i pazzi effettuano i voli di guerra, dunque lui, essendo pazzo, è adattissimo a quelle missioni. Ps: Tra i difensori di D'Alema compare anche l'avvocato Guido Rossi, lo stesso che, portando alla Procura di Milano una denuncia della banca olandese Abn Amro contro Fiorani, diede l'avvio all'inchiesta sulle scalate. Ora difende un "indagabile" in quell'inchiesta. Il suo caso ricorda un po' quello dell'avvocato Taormina, che chiese l'arresto della signora Franzoni per il delitto di Cogne, poi ne divenne il difensore e chiese l'arresto dei giudici che l'avevano arrestata. O il Rossi che difende D'Alema è Taormina travestito?"
Marco Travaglio
da www.beppegrillo.it

lunedì 10 settembre 2007

Lettera aperta al Ministro della Giustizia

Alla c.a. del Ministro della Giustizia Sen. Clemente Mastella
Alla c.a. della SEGRETARIA PARTICOLARE - Adriana Zerbetto
Via Arenula, 70 - 00186 Roma
tel. +39 06.68851
fax +39 06.68897777

Egregio Ministro, mi chiamo Nicola Bilello, ho 29 anni e le scrivo da Agrigento.
Non è la prima volta che lo faccio, ma sono ancora in attesa di ricevere una Sua risposta: capisco la mancanza di tempo per chi ricopre il Suo ruolo, ma la speranza non muore mai.
Dopo gli ultimi fatti di Treviso non posso che ripeterle la domanda che tutti Le fanno: è ancora convinto del provvedimento dell'indulto? Cosa si sente di dire alla Famiglia dei coniugi uccisi a Gorgo al Monticano?
Come saprà, uno dei due killer è Artur Lleshi, albanese, condanna per dieci anni per tentato omicidio, uscito grazie all'indulto, espulso, ma solo sulla carta, dall'Italia.
Senza il provvedimento che Lei ha voluto tutto questo, e molto altro, non sarebbe successo.
È di questi giorni la notizia che il Consiglio dei Ministri vuole varare un nuovo pacchetto per la Legalità, comprendente la CERTEZZA DELLA PENA. Come si può credere ad un Governo che nel 2006 concede l'INDULTO (anche per reati gravi, come abbiamo visto!) e nel 2007 parla di CERTEZZA DELLA PENA?
La prego di non cestinare questa email. Le chiedo soltanto una risposta per restituire ad un ragazzo che come molti altri ha perso la fiducia nella politica e, cosa ancora più grave, nello Stato Italiano.
Distinti saluti.
--
Nicola Bilello

Cepu

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